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Cretula
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Nel mwcqVicino Oriente antico, la mwcgcretula (dal latino mwcwcretŭla, diminutivo di mwdacreta, «argilla»cite-ref-1[1]; plurale: cretule o, in latino, mweqcretulae) era una massa di materiale plasmabile (comunemente mwegargilla) applicata a chiusura di contenitori o porte e lasciata poi essiccare. Sulla cretula ancora malleabile veniva in genere impresso un mwewsigillo: l'integrità della cretula testimoniava la mancata manomissione del contenuto.

Spesso, al posto del termine mwfqcretula è usato come sinonimo il termine mwfgbulla (in latino, 'bolla'; plurale: mwfwbullae). È stato ad un certo punto proposto di destinare il termine mwgabulla ad un diverso strumento di certificazione. La mwgqmwggbulla così intesa era una sorta di palla di argilla essiccata, usata per contenere strumenti contabili detti mwgwmwhacalculi. Anche sulle mwhqbullae veniva impresso il sigillo di uno o più funzionari per certificarne il contenuto.

L'avvento della mwhwcretula come strumento amministrativo va collocato nella fase matura della mwiarivoluzione urbana (mwiqTardo-Uruk, fine del IV millennio a.C.), con la formazione dello mwigStato, il sorgere dei primi grandi centri urbani (a partire da mwiwUruk) e il consolidarsi di un sistema sociale centrato sulla disuguaglianza.cite-ref-dinocera-2-0[2] L'artigianato specializzato così come l'edilizia, con la produzione di massa di oggetti in ceramica e la costruzione di imponenti edifici monumentali, ma anche l'agricoltura, l'allevamento e il commercio, erano tutte attività fortemente controllate dalla classe dirigente. In cambio del sostentamento e della protezione offerti dalle élite, il popolo risultava alienato di tutto il prodotto del proprio lavoro. In questo contesto, sigilli, mwkabullae e mwkqcretulae (e poi mwkgtavolette d'argilla con segni numerici e mwkwpittografici) rappresentavano strumenti di mwlacontabilità e di convalida per un sistema amministrativo sempre più complesso.cite-ref-dinocera-2-1[2]

Contents

Note

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Terminologia

I due termini, cretula e mwnabulla, sono in genere usati come sinonimi. Enrica Fiandra e mwngMarcella Frangipane hanno proposto di usare mwnwbulla per indicare il contenitore cavo, di argilla essiccata, usato a partire dal mwoaPeriodo di Uruk per custodirvi dei "contrassegni" con funzioni contabili (detti dagli storici mwoqmwogcalculi), e di usare mwowcretula per indicare quell'oggetto usato sempre a partire dal Periodo di Uruk per sigillare ad esempio porte o contenitori e che reca da un lato l'impronta del sigillo e dall'altro l'impronta dell'oggetto sigillato.cite-ref-laurito-3-0[3]cite-ref-weingarten-4-0[4]

La nascita della sfragistica nel Vicino Oriente antico

Con la mwuqRivoluzione urbana, le popolazioni mesopotamiche si dotarono di sistemi organici di computo e misura. Parallelamente, concepirono dei sistemi che consentissero alle amministrazioni di registrare (e in tal modo garantire) le operazioni di calcolo. Questi strumenti di contabilizzazione e registrazione scritta di quantità rappresentarono, come scrive mwugMario Liverani, "il coronamento del processo di specializzazione lavorativa e di spersonalizzazione dei rapporti lavorativi e retributivi".cite-ref-liverani128-5-0[5]

Sigilli a stampo e sigilli cilindrici

Il primo passo in questa direzione fu l'adozione del mwwqsigillo come strumento di convalida personale: ciascun sigillo apparteneva ad un singolo funzionario, con diversi ruoli e responsabilità all'interno di una definita gerarchia.cite-ref-liverani128-5-1[5]cite-ref-dinocera-2-2[2]

Con il mwywPeriodo di Uruk (IV millennio) cambiò tanto la forma quanto l'uso dei sigilli. Il sigillo diventò un cilindro (il cosiddetto mwzasigillo cilindrico), che imprimeva forme sull'argilla fresca attraverso la rotazione: le strisce ottenute erano dunque lunghe a piacere.cite-ref-liverani128-5-2[5] L'utilità del sigillo cilindrico consisteva soprattutto nella velocità con cui la superficie veniva impressa.cite-ref-vdm32-6-0[6]

Funzione delle cretulae

Nel contesto di quel grande sistema redistributivo che era il polo templare-palatino, i sigilli assunsero una nuova funzione, quella di chiusura di contenitori, come vasi o sacchi, o di stanze destinate a magazzino (sulla serratura o sul chiavistello). I nodi posti a chiusura dei contenitori o delle stanze venivano serrati da un "pacco di argilla" (secondo la descrizione di Liverani) impresso dal sigillo del funzionario, di modo che l'apertura del contenitore o della stanza comportava la rottura del sigillo. L'apertura e la risigillatura di contenitori e stanze, che spesso avveniva più volte ogni giorno, divennero procedure codificate, che preservavano l'integrità dei beni conservati e la legittimità del loro eventuale uso.cite-ref-7[7] Tali sigilli, indicati indifferentemente come mwegbullae o mwewcretulae dagli studiosi, vanno definiti mwfacretulae secondo le indicazioni di Marcella Frangipane: le cretule sono caratterizzate dall'impronta, da un lato, del sigillo del funzionario e, dall'altro, dello stesso oggetto sigillato.cite-ref-liverani131-8-0[8]cite-ref-laurito-3-1[3]cite-ref-weingarten-4-1[4]

Le mwigcretulae, anche dopo esser state infrante e rimosse, rappresentavano un documento contabile, perché rinviavano all'avvenuta operazione amministrativa di apertura dei contenitori o delle porte di depositi e magazzini. Di qui la necessità di archiviare anche le mwiwcretulae rotte.cite-ref-dinocera-2-3[2] Dopo esser state conservate per qualche tempo a ricordo dell'operazione venivano concentrate e dismesse in scarichi posti in prossimità dei magazzini.cite-ref-liverani131-8-1[8]

Le bullae e i calculi

L'uso di cretule era relativo alla circolazione di beni (con sigillatura dei contenitori) o alla loro conservazione (sigillatura di porte). Esistevano però altre operazioni non direttamente legate, almeno fisicamente, a specifici oggetti e che pure richiedevano autenticazione. Si trattava in genere di disposizioni che giungevano a funzionari periferici dall'amministrazione centrale. Si ricorreva in questi casi a piccoli oggetti, in terracotta o pietra o osso, detti dagli storici moderni mwogmwowcalculi o "contrassegni" (in ambito archeologico spesso indicati in inglese come mwpatokens, cioè 'gettoni'cite-ref-treccani-besserat-9-0[9]), che dovevano rappresentare la natura del bene e la quantità, ed erano dunque strumenti di mwqqcomputo.cite-ref-liverani131-8-2[8]

Nel Periodo di Uruk, a protezione dei mwrwcalculi, si prese ad inserirli in involucri tondeggianti, di mwsaargilla o mwsqbitume, sulla cui superficie erano apposti mwsgsigilli che identificavano persone (soprattutto funzionari). Tali involucri, che misurano tra i 5 e i 7 centimetri, sono detti dagli storici mwswmwtabullae.cite-ref-treccani-besserat-9-1[9]

Note

cite-note-11. citereftreccani-cretulamwvwmwwaCretula, in mwwqTreccani.it – mwwgVocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
cite-note-dinocera-22. mwzamwzqDi Nocera.
cite-note-laurito-33. mw0w(mw1amw1qEN) Romina Laurito, mw1gMarcella Frangipane, Eva Andersson Strand, Susan Möller-Wiering, Marie-Louise Nosch, Agriete Wisti Lassen e Antoinette Rast-Eicher, mw1wmw2aArslantepe, Malatya (Turkey): Textiles, Tools and Imprints of Fabrics from the 4th to the 2nd Millennium BCE, in mw2qPaléorient, vol.mw2g 35, n.mw2w 1, 2009, p.mw3a 9, nota 14.
cite-note-weingarten-44. mw4g(mw4wmw5aENmw5q) Judith Weingarten, mw5gmw5wrecensione di Marcella Frangipane et al., mw6aArslantepe Cretulae: An Early Centralised Administrative System Before Writing, su ajaonline.org.
cite-note-liverani128-55. mw8amw8qLiverani 2009,mw8g p. 128.
cite-note-vdm32-66. mw9gmw9wVan De Mieroop,mw-a p. 32.
cite-note-77. mw-amw-qLiverani 2009,mw-g p. 130.
cite-note-liverani131-88. mwaqymwaqcLiverani 2009,mwaqg p. 131.
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Bibliografia

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• citerefbascapGiacomo Carlo Bascapè, Il sigillo nella diplomatica, nel diritto, nella storia, nell'arte (PDF), vol. 1, Milano, Antonino Giuffrè editore, 1969. URL consultato il 20 gennaio 2023 (archiviato dall'url originale il 20 gennaio 2023).
• citerefdi-noceraGian Maria Di Nocera, Il periodo Tardo Uruk e la "rivoluzione urbana", in Storia della civiltà europea a cura di Umberto Eco, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2014.
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• citerefschmandt-besserat-et-al-2001Denise Schmandt-Besserat, Jean-Jacques Glassner, Jöran Friberg, Robert Englund, Vicino Oriente antico. L'origine della scrittura e del calcolo, in Storia della scienza, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2001.
• citerefvan-de-mieroop(EN) Marc Van De Mieroop, A History of the Ancient Near East, Malden, Wiley Blackwell, 2016.
• mwasaHenry T. Wright, Frangipane M. (ed.). 2007. Arslantepe Cretulae. An Early Centralised Administrative System before Writing [compte-rendu], in Paléorient, vol. 33, n. 2, pp. 172-175.

Voci correlate
Collegamenti esterni

• mwato(EN) Richard N. Frye, Bullae, su Encyclopaedia Iranica.